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91 - Perché i brutti ricordi sono difficili da cancellare

#Psichiatria #Psicologia

Il ricordo delle esperienze spiacevoli, e ancor più di quelle traumatiche, viene consolidato durante il sonno non solo nell'ippocampo, ma anche in una rete diffusa di circuiti della corteccia: è questa conservazione distribuita che rende difficile eliminare le memorie che ci turbano(red)

I ricordi spiacevoli, e in special modo quelli traumatici, sono particolarmente difficili da sopprimere perché la loro conservazione non è affidata unicamente all'ippocampo, la struttura cerebrale considerata la centralina di controllo della memoria a lungo termine, ma coinvolge una rete diffusa di connessioni nella neocorteccia, soprattutto nella corteccia prefrontale, che presiede ai comportamenti cognitivi complessi. Inoltre, la distribuzione in reti diffuse dei ricordi spiacevoli avviene nella fase di consolidamento della memoria durante il sonno.

E' questa la conclusione di uno studio condotto da ricercatori della Beijing Normal University e dell'Università di Shenzhen, in Cina, che potrebbe avere riflessi sull'approccio terapeutico a diversi disturbi dell'affettività e al disturbo post-traumatico da stress. La ricerca è illustrata in un articolo pubblicato su "Nature Commmunications".

Negli esperimenti condotti da Yunzhe Liu e colleghi, un gruppo di volontari sono stati abituati ad associare le immagini di volti dall'espressione neutra a immagini spiacevoli. Alla fine di questa fase preliminare la visione del volto neutro bastava a evocare nei soggetti il ricordo dell'immagine spiacevole. A quel punto una parte dei volontari ha avuto la possibilità di dormire, mentre l'altra no.

A tutti è stato poi chiesto di impegnarsi in un compito di soppressione delle memorie negative quando venivano loro mostrati i volti associati, secondo il classico protocollo di controllo cognitivo della memoria noto in psicologia come T/NT (Think/no Think). Durante questo compito la loro attività cerebrale è stata monitorata con risonanza magnetica funzionale.

Alla fine dei test è risultato non solo che i soggetti che avevano dormito non riuscivano a eseguire il compito di soppressione della memoria in modo altrettanto soddisfacente di quelli che non avevano dormito, ma anche che l'attività dei circuiti neurali coinvolti nella soppressione della memoria non si concentrava solo sull'ippocampo, ma tentava di intervenire, con minor successo, sui circuiti della corteccia cerebrale, che l'ippocampo aveva evidentemente coinvolto nella conservazione di diversi aspetti del ricordo. 

Questo risultato, osservano i ricercatori, è in linea con i tentativi di prevenire un consolidamento aberrante di esperienze traumatiche privando del sonno i soggetti che le hanno subite nelle ore immediatamente successive all'esperienza.

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