Jet lag

Il disturbo del ritmo sonno-veglia noto come "jet-lag" è stato eliminato dalla classificazione aggiornata del Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali DSM V, che concentra la propria attenzione su disturbi del ritmo circadiano di tipo cronico e legati ad alterazioni persistenti nella "programmazione" dell'orologio biologico. Benché conseguente a una reazione fisiologica transitoria al cambiamento di fuso orario e non a un'alterazione patologica, tuttavia, il jet-lag può comportare una seria compromissione della possibilità di dormire per diversi giorni (generalmente, da 24-48 ore a una settimana dopo il trasferimento), al punto da giustificare un trattamento farmacologico specifico nelle persone più sensibili o che necessitano di essere immediatamente nella migliore forma psicofisica nonostante viaggi su lunghe distanze (professionisti, medici, atleti, attori ecc.).

Inquadramento

Il jet-lag o "sindrome da cambiamento di fuso orario" è un fenomeno cui si va naturalmente incontro quando si attraversano almeno 2-3 meridiani (corrispondenti a variazioni di 2-3 ore in più o in meno rispetto a quella del luogo di residenza abituale) e che dipende dalla parziale e temporanea de-sincronizzazione tra l'orologio biologico interno e i periodi di luce e buio esterni. Il disturbo tende a essere più marcato quanto più aumenta il numero dei fusi orari attraversati, ma non tutti ne soffrono con la stessa intensità. Circa una persona su tre ne è addirittura immune perché caratterizzata da ritmi circadiani soggettivi particolarmente flessibili che riescono a riallinearsi in modo quasi immediato alle variate condizioni ambientali. I soggetti più sensibili, invece, possono risentire di una sorta di jet-lag in scala ridotta a ogni passaggio dall'ora solare a quella legale e viceversa, dormendo meno bene o sentendosi più stanchi per qualche giorno. In genere, l'avanzare dell'età riduce le capacità di adattamento dell'orologio biologico, aumentando il rischio di sperimentare jet-lag.

Il jet lag compare a prescindere dalla direzione del viaggio, ma chi si sposta verso Oriente, spesso, sperimenta disagi maggiori rispetto a chi si reca negli Stati Uniti o in Sud America. Questo diverso impatto dipende dal fatto che, per la maggior parte delle persone, è più facile posticipare piuttosto che anticipare l'ora alla quale ci si addormenta. Tuttavia, non si tratta di una "regola" universale: le reazioni individuali dipendono anche dal fatto di essere abituati ad andare a letto sempre abbastanza tardi (dopo mezzanotte) e a far fatica a svegliarsi la mattina presto oppure di avere la tendenza a crollare dal sonno alle dieci di sera e ad alzarsi senza problemi alle sei del mattino. Nel primo caso sarà più facile adattarsi a spostamenti verso Occidente, nel secondo si avranno meno fastidi andando a Oriente, semplicemente perché a destinazione ciascuno troverà una "cronologia ambientale" meglio allineata ai propri ritmi sonno-veglia naturali. Rispetto alla durata dei disagi, invece, il numero di giorni necessari per smorzare il jet-lag corrisponde mediamente al numero di fusi attraversati: quindi 5-6 se si va New York, una decina a Pechino, e così via.

SINTOMI

Il problema più evidente causato dal jet-lag è la DIFFICOLTÀ AD ADDORMENTARSI la sera e a mantenere il SONNO fino a orari ragionevoli al mattino oppure a rimanere svegli durante la giornata, ma le ripercussioni organiche che accompagnano il disturbo sono in realtà molto più complesse e diversificate. I principali disagi che si possono sperimentare per alcuni giorni una volta arrivati a destinazione comprendono TENSIONE E NERVOSISMO, sensazione di profonda stanchezza psicofisica, debolezza muscolare, malessere diffuso e iperattivazione del sistema nervoso simpatico con conseguente possibilità di sperimentare, per esempio, accelerazione del battito cardiaco (tachicardia), sensazione di caldo o freddo, nausea.

Trattamento del jet-lag

Accorgimenti comportamentali

Per ridurre la probabilità di soffrire a causa del jet-lag o, almeno, per attenuare l'intensità delle manifestazioni si possono usare alcuni accorgimenti pratici, capaci di predisporre l'organismo a un più rapido adattamento al cambiamento di fuso orario. Il principale, praticabile da chiunque, è cercare di abituarsi progressivamente all'orario del luogo di destinazione mentre si è ancora a casa, posticipando o anticipando di circa mezz'ora al giorno il momento in cui si va a letto e (nei limiti del possibile) quello in cui ci si alza. L'ideale sarebbe riuscire anche a modificare gli orari dei pasti, avvicinandoli a quelli previsti nel luogo di destinazione, perché fame e sonno sono strettamente interconnessi e tendono a influenzarsi reciprocamente. Un'altra strategia efficace consiste nell'attuare una "deprivazione di sonno" che consiste nel dormire poco la notte prima del giorno previsto per la partenza: in questo modo si hanno ottime probabilità di riuscire a riposare durante il viaggio e una volta arrivati sarà più facile seguire i ritmi locali. Se si viaggia verso Ovest, inoltre, si deve cercare di non cedere alla stanchezza, coricandosi subito dopo l'arrivo, ma sforzarsi di rimanere svegli almeno fino al dopocena (intorno alle dieci di sera locali).

Trattamento farmacologico

Chi non può o non riesce ad avvantaggiarsi di accorgimenti comportamentali per adattarsi al nuovo fuso orario, può ricorrere ad alcuni interventi farmacologici, basati sull'assunzione di melatonina nei giorni della permanenza a destinazione oppure di farmaci ipnoinducenti al bisogno.

La melatonina è una sostanza naturalmente prodotta dall'organismo in risposta alla riduzione della quantità di luce esterna (quindi, dopo il tramonto e durante le prime ore della notte) e ha il compito di indurre l'addormentamento e aiutare a mantenere un sonno profondo fino all'alba. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che, quando viene assunta dall'esterno in modo calibrato (in genere sotto forma di capsule o compresse), la melatonina è in grado di facilitare l'adattamento al nuovo fuso orario, attenuando in modo significativo il fenomeno del jet-lag in chi viaggia su lunghe distanze.

I farmaci ipnoinducenti sono utili soprattutto in caso di persone particolarmente sensibili al cambiamento di fuso orario e in caso di viaggi brevi che non danno la possibilità di adattarsi in modo fisiologico ai nuovi ritmi sonno-veglia. I principali farmaci ipnoinducenti appartengono alla classe delle benzodiazepine e vanno assunti soltanto per pochi giorni (1-4), per facilitare il sonno durante il viaggio o, a destinazione, prima di andare a letto. Soprattutto se il viaggio prevede attività intense o pericolose o è motivato da ragioni professionali, è bene considerare che questi farmaci possono comportare una sonnolenza residua e una riduzione della capacità di concentrazione il giorno successivo all'assunzione.

Sia la melatonina sia i farmaci ipnoinducenti sono rimedi efficaci e ben tollerati, ma vanno utilizzati soltanto dopo aver chiesto consiglio al medico e seguendo le sue indicazioni. Inoltre, queste soluzioni farmacologiche sono indicate esclusivamente negli adulti, non nei bambini, e non vanno assunte insieme a bevande alcoliche o ad altri farmaci (salvo diversa indicazione del medico).

Fonti

DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014

Manuale Merck: www.msd-italia.it/altre/manuale/sez14/1731515.html

Mayo Clinic: www.mayoclinic.com/health/jet-lag/DS01085

Scritto da: gualberto.arduino@gmail.com on Domenica 21 Ottobre 2018 05:17.
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